Sciupteda (Scupettàta)

Nell’Italia bucolica che fu, da nord a sud i contadini avevano spesso piccoli fucili che, in base alla funzione cambiavano nome.
In Sicilia esiste la lupara, o anche la ‘scupetta’, in Romagna il generico ‘schioppo’ è quello che quando spara ‘la fa una sciupteda’, una vera e propria esplosione di gusto che mette insieme coppa, cipolla caramellata, lattuga (a spezzare) e pepato.

Svarnazà (Buddellu)

A differenza dal paciùg  svarnazà è disordine, è un pizzico di confusione mista a svogliatezza, come questa piadina, per chi non ha voglia di scegliere ma vorrebbe avere tanti ingredienti tutti insieme.

 

Bòna (Bella è)

Bòna (pronunciato strascicando un poco la O) si dice sia quando è ora di smettere qualcosa: “Oh, BONA!”, o per definire una cosa particolarmente buona.
Direi che una volta provata la pancetta di Felino in collaborazione con radicchio e mozzarella, il vostro palato non avrà più nulla da chiedere e “Bòna l’è” (fermati li!).

Sburon (Sborone)

Lo sborone è una vera e propria figura mitologica della cultura romagnola.
Sborone ha accezione sia positiva che negativa, in linea di massima è un epiteto simpatico usato per il personaggio che si atteggia a ‘splendido’ (ma non solo) senza averne l’attitudine o la capacità.
Sborone è anche chi ostenta benessere, sempre senza motivo o reale disponibilità economica.

Paciùg (Imbracchio)

Il nome di questa piadina deve la sua declinazione all’avversione di uno dei titolari (Marco) verso il prosciutto cotto, quindi ha dedicato tutto il suo tempo a trovarle un nome che in una sola parola definisse il suo sdegno.

Chi fa un paciùg (italianizzato in paciugo) è colui (o colei) che fa un macello.
Un paciùg è un casino, un problema difficilmente risolvibile, è quello che combinerebbe un bebè lasciato solo in una stanza con farina, vernice, fango, acqua e pennarelli.